GAS BY FOCUS

Controlled passion*

*FOCUS GAS. La passione sotto controll

o

Colui che trasformava il metallo in oggetti e mobili di ogni sorta si trovò a

d

a

ffrontare la rigidità dell’inverno, che gli fornì lo spunto per una nuova creazione: u

n

camino, pensato soltanto per riscaldarsi. Partendo da qualche pezzo di lamiera, s

i

costruì quello che sarebbe diventato l’Antéfocus (presente ancora oggi nel catalogo)

,

rompendo così i primi schemi. Ma è durante il grande fermento del ‘68, quando s

i

combatteva per portare l’immaginazione al potere, che l’autodidatta, ispirato dall

a

forma di un posacenere che lui stesso aveva messo a punto, ebbe un’illuminazione

:

quella di reinventare, grazie a una visione doppiamente lungimirante, un’installazion

e

che in mille anni non si era mai evoluta

.

Liberare il camino dal muro, farlo scendere dal soffitto senza

toccare il pavimento e farlo ruotare di trecentosessanta gradi.

Nacque così il Gyrofocus.

Il primo modello del Gyrofocus fu accolto con un certo scetticismo

dagli operatori del settore, mentre fu ampiamente apprezzato dagli architett

i

specializzati nello stile contemporaneo che iniziarono a consigliarlo ai propri clienti

.

Dimostrazione, questa, che sin da subito il Gyrofocus rappresentò un oggetto de

l

desiderio e di design. Stravagante per alcuni, innovativo per altri, il creatore de

l

camino sospeso si ritrovò per decenni tra due pareri contrapposti. Da un lato tirav

a

avanti continuando a vendere le sue sculture, dall’altro si dava da fare in tutti i mod

i

per trovare una fabbrica che realizzasse le sue idee, nelle quali non smise mai di

credere. Questa determinazione lo portò a bussare alla porta di un’antichissim

a

caldareria da cui uscirono i primi pezzi con inciso “Imbert”. La fabbrica di Cavaillo

n

accolse Dominique, il suo approccio un po’ impertinente e la richiesta di render

e

invisibili tutte le saldature

.

Con la fondazione di Focus nel 1985, l’artista si fece imprenditore. Raggruppò

un piccolo team di quattro forsennati che oggi, dopo trent’anni, sono ancora lì. Grazi

e

a questo gruppo già a

ffiatato, lo spirito ribelle del fondatore fu tutelato. Era l’epoca

dei piedi sul tavolo, di quella generazione a cui piaceva confrontarsi, l’epoca d

i

una sigaretta dopo l’altra e delle accese discussioni che andavano tranquillament

e

avanti fino a notte fonda. L’avventura non era che agli inizi, ma già si avvertiva que

l

bisogno di essere creativi a ogni livello, quel rifiuto di piegarsi ai diktat imposti dal

mercato. Erano i tempi delle dimostrazioni improbabili in piena fiera a Parigi, dove i

l

fuoco a legna veniva acceso in prototipi privi di condotto fumario

.

Malgrado la sua origine un po’ punk e stravagante, Focus era una

vera e propria start-up ante litteram, connessa alle tecnologie più

all’avanguardia.

Alla vigilia degli anni Novanta, l’informatica era appannaggio di un pubblic

o

esperto. I curiosi che erano di passaggio non credevano ai loro occhi nello scoprire

,

nascosta in un antico borgo di appena cinquecento anime, una rete di computer d

i

ultima generazione, il tipo di materiale che allora si poteva trovare solo negli istituti

di ricerca. Le videocassette promozionali, i server e i programmi DTP funzionavan

o

a pieno regime per permettere al team di digitalizzare i progetti e permettere anch

e

un ulteriore balzo nella crescita, grazie al famoso contratto che portò Focus in