L’innovazione esponenziale:

immaginare il presente.

A cura di Rimadesio

“Ho la sensazione che il mondo là fuori

mi stia chiamando. Sussurrandomi che c’è

qualcosa di più”, confida Dolores Aber-

nathy, premurosa figlia di un rancher nel

selvaggio west del secolo XIX. Dolores

è anche un androide stampato in 3D e dotato

di intelligenza artificiale. Lei e i suoi

colleghi sono le “inconsapevoli” attrazioni

di Westworld

1

, parco divertimenti dove

tutto è concesso, all’insegna di un’autentica

esperienza western. “Viviamo già in una

realtà di intelligenza artificiale” riflette Lisa

Joy, co-creatrice della serie TV Westworld

(2016) “è solo che non vediamo dei robot,

vediamo degli smartphone. Pensiamo

‘Beh è un piccolo passo’. Ma se lo guardia-

mo nel suo insieme, ci rendiamo conto

che ci stiamo muovendo verso una realtà

in cui le nostre vite e i nostri pensieri

sono caricati in rete. Stiamo già vivendo

in una realtà di intelligenza artificiale”.

Intelligenza artificiale (AI) e coscienza

artificiale (AC), additive manufacturing

(AM), internet delle cose (IoT) e internet

del tutto (IoE), sono solo alcune delle

frontiere tecnologiche che la serie tv mette

in scena, combinandole, in un orizzonte

temporale ancorato nel presente. Sembrano

appartenere a un’altra epoca le tecnologie

della pellicola originale, annus domini 1973.

Scritta e diretta da Michael Crichton met-

teva in scena in un futuro prossimo (1983)

dei robot umanoidi simili a D-3BO di Star

Wars, 1977 o a Terminator, 1984.

Come genere letterario la fantascienza è

nata nel XIX secolo in Inghilterra, dove

lo sviluppo tecnologico che trainava la

galoppante rivoluzione industriale aveva

innescato una serie di profonde trasforma-

zioni sociali, suscitando sentimenti ambi-

valenti, di speranza e di paura, e dato vita

a un ricco immaginario sui possibili esiti

delle scoperte scientifiche e delle applica-

zioni tecnologiche. Nel primo romanzo

fantascientifico, concepito nel 1816 dalla

diciottenne Mary Shelley, il protagonista

è un giovane studente di medicina che,

traumatizzato dalla scomparsa della madre,

concepisce l’idea di creare l’essere perfet-

to, possente e intoccabile da qualsiasi ma-

lattia. Frankestein assembla una creatura

cucendo pezzi di cadaveri, e la rianima

con la corrente elettrica. Erano anni in cui

proliferava il traffico di cadaveri alimen-

tato dalle richieste delle scuole mediche

per praticare la dissezione e in cui gli studi

pionieristici sulla corrente elettrica (Hans

Christian Ørsted, 1820 Michael Faraday,

1821 André-Marie Ampère, 1826 Georg

Ohm, 1827) stavano preparando le basi

per l’invenzione dei motori elettrici e la

seconda rivoluzione industriale.

Il romanzo Jurassic Park, firmato da

Michael Crichton nel 1990, immaginava

54

che lo sviluppo dell’ingegneria genetica

avrebbe permesso di riportare in vita i

colossi della preistoria utilizzando il DNA

fossilizzato dei dinosauri. Il 30 luglio

2003 una squadra di scienziati francesi e

spagnoli ha riportato in vita per qualche

minuto il bucardo, una capra selvatica dei

Pirenei estinta tre anni prima. Nel 2012

a San Francisco è stato varato il progetto

Revive&Restore con l’obbiettivo di far

ricomparire animali estinti impiantandone

gli embrioni nella specie geneticamente

più simile.

In Jurassic Park la lettura del codice ge-

netico estratto dalle zanzare era effettuata

dai supercomputer, capaci di ridurre il

tempo dell’operazione da due anni a una

manciata di minuti. Quando il romanzo

è stato scritto il Progetto Genoma Umano

2

era agli albori. Ha richiesto l’investimento

di 2.7 miliardi di dollari ed è stato portato

a termine nel giugno 2003. Già nel 2015

il genoma poteva essere sequenziato

in qualche ora, al costo di 1.000 dollari.

Stiamo quindi assistendo a un cortocir-

cuito: le frontiere temporali immaginate

dalla fantascienza sono violate in un lasso

temporale sempre più breve.

La comparsa del communicator in Star

Trek nel 1966 ha ispirato l’invenzione del

telefono cellulare.

Martin Cooper, a capo di un team di ricerca

di Motorola, ne elaborò un prototipo in 90

giorni, che venne presentato alla stampa

a New York, il 3 aprile del 1973. Il primo

cellulare fu commercializzato nel 1983,

al costo di 3,995 dollari (9,300 a prezzi

correnti). La tecnologia alimenta speran-

ze e preoccupazioni, fa da motore per la

creatività umana, che a sua volta accom-

pagna e traccia il futuro, generando un

cortocircuito. Si assottigliano i confini tra

presente e futuro, tra immaginazione e

realtà: è la fantascienza stessa a ispirare e

guidare l’evoluzione tecnologica.

Il tema basilare è sicuramente quello della

velocità: nello sviluppo delle tecnologie

innanzitutto, ma anche nella loro diffusio-

ne in settori e contesti geografici diversi.

A

combustione del vapore. Tra il 1765 e il

1776 Watt triplicò queste prestazioni. Dal

primo modello con 4,4 kW, Watt costruì

nel 1781 un modello a 7,5 kW. Nel 1876 fu

prodotta una macchina a vapore da 1.000

kW, nel 1900 da 2.200 kW. Tuttavia, mano

a mano che la tecnologia diventa matura,

sforzi sempre più intensi portano a risulta-

ti sempre più modesti: vengono raggiunti

i limiti fisici del miglioramento. La differen-

za è data dalla misura del ritmo del mi-

glioramento e dalla sua durata nel tempo.

Lo storico Ian Morris ha scritto: “anche

se alla rivoluzione [del vapore] ci vollero

parecchi decenni per svilupparsi [...] fu

ugualmente la trasformazione più grande

e veloce nell’intera storia del mondo”.

V

relative: “Riguardano la quantità di elet-

troni al secondo che possono essere fatti

passare in un canale inciso in un circuito

integrato, o quanto velocemente i raggi

di luce possono passare lungo un cavo

a fibre ottiche”. Brynjolfsson e McAfee,

ricercatori del MIT e autori del testo

The Second Machine Age

4

(2014), osservano

che la velocità esponenziale e protratta

nel tempo ci portano a ordini di grandezza

talmente elevati da risultare astratti, o

meglio, “in un’epoca in cui quello che è

arrivato prima non è più una guida parti-

colarmente affidabile per quanto arriverà

in seguito: la fantascienza continua a

diventare realtà”.

G

“chiacchierano” sempre di più. I dispositivi

M2M (machine to machine), che producono

un traffico generato dalle apparecchiature

stesse e non dagli utenti, nel 2016 hanno

rappresentato il 34% dei dispositivi

connessi a internet. Il restante 66% era

costituito da personal computer, tablet, pc,

televisioni, smartphone. Secondo le

previsioni della CISCO il sorpasso

avverrà nel 2021, quando il 51% dei dispo-

sitivi online sarà di tipo M2M: automobi-

li, robot industriali, oggetti della domoti-

ca, attrezzature mediche, sensori per il

fitness, reti di smistamento dell’energia e

così via. Il neologismo Internet delle Cose

è stato utilizzato per la prima volta nel

1999, per descrivere gli oggetti che sono in

grado di interagire con la realtà circostante

raccogliendo e trasmettendo dati, estraen-

do e utilizzando informazioni. Attraverso

chip e sensori, gli oggetti interagiscono tra

loro e con la realtà circostante. Oggi il

mondo fisico può essere (quasi) intera-

mente digitalizzato, e questo è una delle

innovazioni più importanti degli ultimi

anni. Digitalizzare significa trasformare un

fenomeno fisico nel linguaggio nativo dei

computer, in una sequenza di numeri

espressi in formato binario o, detto in altre

parole, in informazioni che possono essere

archiviate, modificate e riprodotte. L’impli-

cazione economica è enorme: l’informazi-

one digitale ha un costo marginale di

riproduzione prossimo alla zero e non si

esaurisce quando viene utilizzata, anzi,

il suo valore aumenta all’aumentare degli

utenti che la utilizzano. I dati sono prodotti

in tempo reale e su vasta scala da sensori,

dispositivi audio e video, network, file di

registro, applicazioni transazionali, internet

e social media.

volume, ma anche per varietà e velocità.

La necessità di analizzare ed elaborare

masse di dati eterogenei in tempi sempre

più brevi sta trainando lo sviluppo di

tecniche di analisi che prendono il nome

di Big Data

5

. Potenzialmente tali dati pos-

sono essere elaborati e utilizzati in tempo

reale, per fare scelte e prendere decisioni,

ma il volume e la velocità sempre crescen-

ti con cui vengono prodotti necessitano

nuove tecnologie di stoccaggio (come la

base di dati distribuita, detta blockchain)

e lo sviluppo di tecnologie che consenta-

no di sfruttare la potenza di calcolo delle

macchine per svolgere operazioni sem-

pre più complesse, operazioni che fino a

qualche anno fa si pensava che potessero

essere svolte solo dall’intelligenza uma-

na. In The new division of labour, scritto

nel recente 2014, gli autori Frank Levy e

Richard Murnane hanno preconizzato un

mercato del lavoro in cui le competenze

professionali richieste ai lavoratori sareb-

bero da rinvenire nei limiti dei computer.

Questi ultimi sarebbero stati in grado di

svolgere ogni sorta di operazione sim-

bolica, dalla matematica alla logica, al

linguaggio, e quindi avrebbero potuto

sostituire qualsiasi attività umana descri-

vibile con algoritmi.

Sarebbe invece stata salvaguardata la ca-

pacità, esclusivamente umana, di esami-

nare le informazioni raccolte attraverso i

sensi e di riconoscere modelli, o pattern.

La conversione di dati di origine e conte-

nuto eterogeneo in un linguaggio stan-

dard, quello binario, permette di mettere

in relazione informazioni appartenenti

a ambiti diversi con una velocità inaspet-

tata. Le tecnologie digitali accoppiate

al ritmo esponenziale del miglioramento

delle tecnologie informatiche consentono

di sviluppare e ricombinare simultanea-

mente tra loro le innovazioni nei settori

più disparati: i nuovi materiali, la pro-

duzione additiva, il sequenziamento del

DNA, la nanotecnologia, le energie rinno-

vabili, la robotica avanzata e l’informatica

quantistica. Secondo Klaus Schwab, fon-

datore del World Economic Forum, “sono

la combinazione di queste nuove tecnolo-

gie e la loro interazione attraverso domini

fisici, digitali e biologici che rendono la

quarta rivoluzione industriale diversa

dalle rivoluzioni precedenti”. Dapprima ci

furono il vapore e la meccanizzazione del

lavoro svolto con l’energia umana o ani-

male, poi venne l’elettricità, la catena di

montaggio e la nascita della produzione di

massa. La terza era dell’industria è giunta

con l’avvento dei computer e l’automazio-

ne, quando i robot iniziarono a sostituire

gli esseri umani in catena di montaggio.

Ora stiamo entrando nella quarta rivolu-

zione industriale, in cui i computer e l’au-

tomazione si uniranno in modo nuovo, con

i robot controllati da sistemi di intelligenza

artificiale

6

in grado di apprendere e operare

senza l’intervento dell’uomo.

I

so di lavoro e dei materiali. Per tornare al

presente, a livello globale si stanno molti-

plicando i progetti per favorire e guidare il

salto di qualità che ci permetterà di sfrut-

tare le potenzialità delle nuove tecnologie.

Il Advanced Manufacturing Partnership

degli Stati Uniti, il progetto Industrie 4.0

7

adottato dal governo tedesco, il piano stra-

tegico Made in China 2025 sono esempi di

strategie nazionali finalizzate a stimolare

e indirizzare l’applicazione delle innova-

zioni tecnologiche, a determinare gli esiti

della quarta rivoluzione industriale.

Ma la portata delle trasformazioni che ci

attendono sarà molto più grande e tra-

scenderà l’ambito industriale. Le aziende

della Sylicon Valley, quali Uber, Airbnb,

Linkedin, Facebook, Amazon, Google,

Netflix, Twitter hanno già creato una cesura

cambiando, per sempre e potenzialmente

ovunque, il modo di viaggiare, di spostar-

si, di fare acquisti, di cercare lavoro, di

comunicare, di fruire dei contenuti multi-

mediali e così via.

1. “Sotto l’egida d’una parola altamente impe-

gnativa, ‘Stile’, si inizia una indicazione di opere

d’architettura e d’arredamento, e anche di disegni,

e di opere di pittura e di scultura”. Così Gio Ponti,

nel gennaio 1941, presentava il primo numero di

“Lo Stile nella casa e nell’arredamento”, il mensile

“di idee, di vita, d’avvenire, e soprattutto d’arte”

da lui creato e diretto fino al 1947.

2. È stato il filosofo tedesco Walter Benjamin a

riflettere sull’aura, intesa come unicità dell’opera

d’arte, e sulla sua scomparsa dovuta alla diffusione

della riproduzione meccanica che dell’opera stessa

si può avere grazie alla fotografia. Nel suo celebre sag-

gio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità

tecnica”, Nuovo Politecnico, Einaudi 1966.

“I circuiti integrati porteranno a tali meraviglie come

i personal computer – o perlomeno a terminali con-

nessi a un computer centrale – controlli automatici

per le automobili, e attrezzature portatili per comuni-

care. L'orologio elettrico da polso necessita solo di un

display per essere fattibile”

Gordon E. Moore, Cramming more components,

Electronics, Volume 38, Number 8, April 19, 1965.

4. Erik Brynjolfsson, Andrew McAfee, The Second

Machine Age: Work, Progress, and Prosperity in a

Time of Brilliant Technologies, W. W. Norton & Co

Inc, New York, 2014 – Edito in Italia da: Feltrinelli

Editore.

5. I dati non strutturati o sensibili al fattore tempo

o così grandi da non potere essere processati con

i sistemi di database relazionali, richiedono tecniche

diverse, chiamate Big Data.

6. Intelligenza artificiale: è una branchia dell'infor-

matica che si prefigge lo scopo di creare macchine

intelligenti, ovvero dotate delle caratteristiche consi-

derate esclusive degli esseri umani.

7. Zukunftsprojekt Industrie 4.0 (I40) è un’iniziativa

strategica nazionale del governo tedesco. L’iniziativa

si basa sulla strategia High Tech 2020 del governo

tedesco e sarà portata avanti per 10-15 anni. L'inizia-

tiva è stata lanciata nel 2011 con un finanziamento

di 200 milioni di euro.

ciò va aggiunto che la rete informa-

delle forze della tecnologia è in realtà

costituito dalla velocità con cui sapremo

cambiare le nostre abitudini, intuire e

mettere a frutto le potenzialità delle inno-

vazioni in maniera sistemica, concepire

nuovi modi di disegnare i processi, orga-

nizzare il lavoro e combinare le informa-

zioni. Ad esempio, solo lo 0,5% dei dati

disponibili è oggi utilizzato nei processi

decisionali. D’altronde va ricordato come

la sostituzione delle macchine a vapore

con i motori elettrici non portò subito a un

miglioramento immediato della produtti-

vità. Lo storico Paul David ha notato che i

tecnici e i manager del tempo si limitaro-

no a sostituire le tecnologie, senza mutare

la planimetria e l’organizzazione delle

fabbriche. Fu solo la successiva generazio-

ne a sfruttare appieno le potenzialità dei

motori elettrici.

tica connette ormai ogni punto del

pianeta e rende ancora più epidemica la

diffusione delle invenzioni: sia perché

possono diffondersi in tempo reale, sia

perché è sempre maggiore il numero

di persone che, venendone a conoscenza,

possono contribuire a migliorarle.

D’altro canto le tecnologie emergenti co-

noscono un elevato tasso di miglioramento

quando escono dalla fase prototipale e

iniziano a essere applicate. Prima di James

Watt le macchine a vapore sfruttava-

no circa l’1% dell’energia liberata dalla

Il suo protrarsi nel tempo ci pone di fronte

a ordini di grandezza che vanno al di là

della nostra capacità di comprensione, per

i quali non siamo attrezzati. La sostenibi-

lità nel tempo di una crescita esponenziale

assume infatti una connotazione diversa

rispetto alla nostra esperienza. Quando si

tratta di macchine a vapore, di velocità de-

gli aerei, di produzione di energia elettrica,

di peso delle automobili, i limiti fisici sono

tangibili. Il digitale e l’informatica ci

confrontano invece con problemi di ordi-

ne diverso. Le limitazioni sono molto più

I

Il vapore richiedeva un’unica fonte di energia

e che i macchinari necessitanti maggiore

potenza fossero posizionati più vicini alla

fonte di energia. Con l’elettricità viceversa

ogni macchina può essere alimentata da

un singolo motore: il layout delle fabbriche

cominciò a essere disegnato in base al flus-

Tecnologia

Stories and Matters

2018

elocità e durata sono concetti relativi:

li esseri umani non sono gli unici a

scambiare informazioni: le macchine

l’informatica ci ha portati in un’altra

dimensione. Nel 1965 Gordon Moore

3

, co-

fondatore di Intel, osservò che il numero

di trasnsistor contenuti in un circuito in-

tegrato era raddoppiato ogni anno. Erano

solo dieci i componenti del primo chip,

assemblato nel 1958. Azzardò che nel

breve periodo il tasso di incremento sa-

rebbe rimasto costante. La legge di Moore

ha retto per più di 50 anni: il numero di

transistor contenuti in un chip è raddop-

piato ogni 18 mesi. Nel giugno 2017 IBM,

Samsung e Globalfoundries hanno annun-

ciato un nuovo processo industriale che

consentirà di sviluppare chip contenenti

30 miliardi di transistor. La velocità e

l’efficienza energetica dei supercomputer,

la velocità di download, l’efficienza degli

hard drive, e tante altre innovazioni in

campo digitale e informatico, seguono la

legge di Moore. Nel 1996 il governo ame-

ricano ha sviluppato ACSI Red: costato 55

mln di dollari, occupava una superficie di

200 metri quadrati e consumava 800kW

l’ora. E’ stato il primo supercomputer a

oltrepassare la velocità di 1,8 teraflop. Nel

2006 è nato un altro computer dotato della

stessa velocità, costava 500 dollari, occu-

pava una superficie di gran lunga inferiore

al metro quadro e consumava 200 W l’ora:

la play station 3. Si tratta di una crescita a

ritmi esponenziali senza precedenti.

N

el marzo 2017, al CeBIT di Han-

l 90% dei dati esistenti nel 2013 è stato

creato nei due anni precedenti e

continuano a espandersi non solo per

L

camion possiede lo schema per riconosce-

re quanto ha davanti. Articolare questa

conoscenza e inserirla in un programma

informatico per tutte le situazioni [...]

è un compito al momento enormemente

difficile. I computer non possono sostitui-

re facilmente gli esseri umani”. Nel 2004

fallì il Grand Challenge, sfida aperta a vei-

coli totalmente autonomi promossa dalla

DARPA, agenzia per i progetti avanzati

del Dipartimento della Difesa degli Stati

Uniti. L’obbiettivo era il completamento

nel più breve tempo possibile di un per-

corso di 200 km nel deserto californiano.

L’auto che andò più lontano completò a

malapena il 5% del percorso, prima di

uscire di strada in un tornante. Poco dopo,

il 9 ottobre 2010, Google ha annunciato

il suo successo su 140.000 miglia di

asfalto: “le nostre macchine automatizzate

utilizzano videocamere, sensori radar e

un telemetro radar per ‘vedere’ il traffico,

così come le mappe dettagliate. Tutto que-

sto è reso possibile dai nostri centri

di elaborazione dati, che processano enor-

mi quantità di dati raccolti dalle nostre

macchine mentre mappano il terreno”.

nover – la più importante fiera IT

– il Giappone ha presentato al mondo il

programma governativo Society 5.0, che si

propone di guidare la trasformazione delle

strutture sociali che accompagnerà la

nuova rivoluzione delle macchine. Anche

se non possiamo ancora tratteggiare con

esattezza gli esiti di questa trasformazio-

ne, sicuramente, per utilizzare le parole

di McAfee e Brynjolfsson, essa “sarà

caratterizzata da innumerevoli esempi di

intelligenza delle macchine e da miliardi

di cervelli interconnessi che lavoreranno

insieme”. I frutti di questo lavoro dipen-

deranno dalla nostra capacità di immagi-

nare e costruire il futuro-presente che ci

attende.

’esempio portato dagli autori è quello

della guida nel traffico: “L’autista di

l limite più forte al pieno dispiegamento

55