La ricerca progettuale, portata avanti con
la consueta attenzione al dettaglio che
distingue le iconiche creazioni dei due
designer, volge in direzione di una famiglia
di tre vasi identici ma con dimensioni
differenti, distinti da una sagoma
decisamente originale: la geometria
perfettamente circolare dell’imboccatura
dei recipienti, estrusa in verticale, si
modella per chiudersi su sé stessa, in modo
simile a quella di una minuta brocca dal
fondo affilato.
Il disegno di questa parte dell’oggetto
sembra seguire uno sviluppo irregolare,
generando una forma tridimensionale che
cambia profilo in ragione del punto di vista
assunto dall’osservatore: la visione frontale
del pezzo restituisce l’immagine di un corpo
pieno, di un prisma rettangolare solido
e compatto, mentre lateralmente il suo
contorno coincide con quello di
un’affusolata figura triangolare. Dall’alto,
infine, il vaso ha una forma ancora
differente, che sovrappone il cerchio della
sua imboccatura alla proiezione del suo
fusto rastremato verso il basso.
La prima versione prototipata del vaso
prevede che il suo appoggio sia garantito,
oltre che dalla superficie minima del fondo
in cui termina la parte-contenitore, da un
altro elemento – simile ad un manico o
all’impugnatura di una tazza – avente la
forma di un anello cavo piatto che si posa
di taglio. Il modello definitivo è invece
completato da un arco di cerchio, un
settore circolare con spessore sottile che
si innesta sull’altra porzione per garantirne
l’equilibrio attraverso un punto di contatto
a terra minimo.
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